Pochi lo sanno, ma oggi in Italia c'è una viva e variegata realtà editoriale rivolta ad un pubblico spesso sottovalutato dai media: persone immigrate che vivono e lavorano sul nostro territorio, con lingue e culture diverse dalle nostre. La costellazione mediatica ha al suo attivo un totale di 146 mezzi di comunicazione rivolti a comunità straniere in Italia: 63 pubblicazioni cartacee, 59 emittenti radiofoniche e 24 televisive. Un esempio può essere il nuovo mensile “Pagine ebraiche”, diffuso in trentamila copie. L'origine di questi dati si incontra nel lavoro “Un diverso parlare. Il fenomeno dei media multiculturali in Italia” di Anna Meli del Cospe (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti) e Marcello Maneri, docente di sociologia all'università Bicocca di Milano. Si scopre così che la radio è il primo strumento di comunicazione con cui si organizzano le minoranze, soprattutto grazie ai suoi costi bassi e alla garanzia di facile accesso. C'è poi la questione della lingua: alcuni preferiscono usare solo la lingua di origine (in particolare nella stampa) altri l'italiano per parlare ad un pubblico più vasto. Questa è una scelta strategica, sostiene Meli: infatti chi sfrutta anche l'italiano come lingua, spesso vuole dare un immagine diversa dell'immigrazione, più consapevole e meno stereotipata. Ci sono poi fattori economici vitali per queste iniziative. Molte volte alle spalle di questi organi di informazione incontriamo realtà come l'Ucei, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, oppure anche case editoriali come Nur che pubblica dal 2005 guide turistiche in lingua araba.All'inizio le difficoltà per entrare in questo mercato sono enormi, soprattutto nel procurarsi sostegni e finanziamenti, la sola differenza linguistica è quasi sempre un discrimine difficile da superare. Ma forse è ora, anche in Italia, di dotarsi di regole chiare accettando la nostra realtà multiculturale.
(Alberto Attardi)
Un libro, un film.